Negli anni Sessanta, la Sicilia vive un periodo di forti contrasti, sospesa tra modernizzazione e tradizione. L’isola resta in larga parte legata a un’economia agricola e a modelli di vita arcaici, soprattutto nelle zone rurali, mentre le città iniziano a sperimentare i primi segnali di sviluppo industriale e urbanizzazione. Emigrazione e spopolamento segnano profondamente il decennio: molti siciliani lasciano l’isola in cerca di lavoro nel Nord Italia o all’estero. Sul piano culturale, la Sicilia resta una fucina viva di intellettuali e artisti – da Leonardo Sciascia a Renato Guttuso – che raccontano con forza le contraddizioni sociali e politiche del tempo. Il peso della mafia, ancora spesso taciuto o sottovalutato, convive con il fermento di una società che, pur tra difficoltà, cerca nuove vie di emancipazione e cambiamento.
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